Dan Turell, il lato B di Copenhagen

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La copertina del libro di Turèll

Assassinio di marzo è un giallo o noir degli anni ’80 e mostra tutti gli anni che si porta tra le pagine. Dan Turèll è il Chandler del Nord Europa, un artista eclettico a cui si deve una serie di libri gialli ambientati a Copenhagen e che hanno per protagonista un giornalista free lance (senza nome), assiduo di quella Copenhagen poco conosciuta, quella dei vicoli, della notte e della mattina presto, un po’ sporca, popolata da ubriachi, prostitute e piccoli delinquenti, poco affine all’immagine di efficienza, bellezza e razionalità architettonica che di solito associamo alla capitale della Danimarca.

Hanno detto che i libri di Turèll degli autentici blues dove risuonano le note melanconiche della metropoli: condivido in pieno l’immagine.

E’ un libro hard boiled, si sarebbe detto un po’ di tempo fa.

Assassinio di marzo (edito in Italia da Iperborea) è forse il giallo più conosciuto oltreconfine di Turèll: non un libro destinato a lasciare il segno nella storia del giallo nordico, c’è molto di meglio, ma un libro con delle qualità innegabili. Ne cito tre: la capacità di “illuminare” quel mondo che vive lontano dai riflettori e  dalle vie principali, il sense of humor dell’autore, la filosofia di vita del giornalista free lance protagonista, uno capace di dispensare perle di saggezza che meriterebero ben più ampia platea.

Nella vita di ognuno arriva sempre un momento in cui la migliore compagnia che si possa trovare è il gelo della notte.

 

E benché anche questo si potesse volendo definire un caso, forse prometteva qualcosa di meglio del solito caos: il folle, schizofrenico caos in cui tutti viviamo. La vita quotidiana, come ci piace chiamarla.

Mi ha colpito anche il ritorno agli anni ’80: un mondo senza telefonini, dove si fumava nei bar, non in bianco nero ma da poco a colori (soprattutto nel Nord Europa). Sembra passata un’era geologica dagli eigthties, fa bene ogni tanto leggere e ricordare come eravamo quando gli articoli di giornale si cominciavano a scrivere alle 23 e bisognava aspettare che l’altro fosse in ufficio per chiamarlo al telefono.

Il giallo

Sono un appassionato di gialli e noir. Dopo averne letti in quantità, con colpi di scena dopo colpi di scena e dove non è mai detta l’ultima parola,  fa anche bene un po’ di ecologia del giallo: il colpevole è individuabile con non troppa arguzia, il colpo di scena è uno solo e alla fine del libro si chiudono tutte le partite, senza misteri irrisolti.

Il voto

Tre stelle su cinque, più che alla qualità letteraria è un premio soprattutto all’eccletismo di Turèll (non mi è piaciuto il suo mettere alla berlina il modello scandinavo voluto dai governi socialisti) e all’aver scelto come protagonista un giornalista che dice queste cose:

Ai tempi miei un giornalista era un uomo con una missione, e le sue malattie aspettavano con lui finchè non era compiuta.

La qualità specifica che contraddistingue più di ogni altra il giornalista nato è che la sua prima preoccupazione è per la storia che sta seguendo

Non vi ho parlato della storia in sè, nè dato dettagli sugli assassini di marzo. Se volete approfondire consiglio questa lettura.

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